Dibattiti e spunti di riflessione su temi dell'Unione Europea
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Recensione del film “Denti” di Gabriele Salvatores

Il nuovo lavoro di Gabriele Salvatores, presentato in concorso alla 57° Mostra Cinematografica di Venezia, costituisce il secondo momento di una trilogia intimista e psicoanalitica, iniziata con Nirvana e che troverà il suo compimento col porno Chromosome Calcutta.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone ed arricchito da spunti autobiografici dello stesso regista, ha come protagonista Antonio (Sergio Rubini), un uomo ossessionato fin da bambino dai suoi denti troppo grandi ed evidenti, convinto del fatto che Mara (Anita Caprioli), la sua compagna, lo tradisca col dentista. Tale situazione diviene fonte di continue discussioni tra i due, in una delle quali lei lo ferisce, danneggiandogli proprio i tanto odiati denti. Antonio necessita di cure e decide di recarsi dal presunto amante di Mara, iniziando un vero e proprio pellegrinaggio presso numerosi dentisti, i quali lo spingono in uno stato confusionale con le loro diagnosi l’una diversa dall’altra e le abbondanti dosi di antidolorifici.
L’intero film è incentrato sul difficile rapporto del protagonista da un lato con la sua particolare dentatura, che non rappresenta altro che se stesso con la sua peculiarità di individuo e il continuo confronto col mondo esterno, dall’altro con i dentisti che irrompono nella sua bocca, che lo impauriscono, lo deridono, lo trattano con arroganza, generando in lui un rapporto di odio ed angoscia, ma allo stesso tempo di dipendenza. Unico balsamo a questo travaglio è il continuo ricordo della madre ormai morta, la sola ad apprezzare i suoi denti e, probabilmente, ad amarlo fino in fondo, in un legame edipico vissuto come una vera e propria oasi di pace. Il risultato è un percorso catartico, condotto con l’aiuto del ricordo della madre e la presenza della figlia, concluso con la crescita di una terza dentatura: una soluzione che lo inorgoglisce perché nasce solo da sé stesso e non dai dentisti, che rappresenta la l’affrancamento dai complessi e l’affermazione della sua individualità.
Ricordi, allucinazioni e realtà sono miscelate sapientemente, nei vicoli di una Napoli irriconoscibile, presentata in maniera molto diversa dai soliti stereotipi.
Un bravo Sergio Rubini veste i panni del protagonista senza tradire il ruolo di uomo semplice e “sfigato” che oramai si è ritagliato da alcuni anni. Lo stesso non può dirsi, però, né per Anita Caprioli, che non riesce a ripetere la buona prestazione fornita nel precedente Senza movente di A. Odorisio, né per Paolo Villaggio, incapace di spogliarsi delle sue classiche maschere.

Salvatores, abbandonando forse definitivamente il genere che negli anni passati lo ha reso celebre, ha atteso cinque anni prima di realizzare un film, che gran parte della critica ha giudicato come sperimentale e coraggioso. E’ grande la sua maestria nel rendere atmosfere angoscianti e visionarie e nel farci provare il dolore fisico del protagonista, grazie anche al contributo di un’ottima fotografia e ad un montaggio a tratti vorticoso. Purtroppo, al di là del tourbillon di atmosfere e sensazioni e dei numerosi virtuosismi della mdp, il film non convince fino in fondo, lasciandoci addosso una sensazione di incompletezza. Ad una regia brillante e ispirata, infatti, non sempre corrisponde un adeguato sviluppo della sceneggiatura nel video porno situazioni e vicende del protagonista, in cui lo spettatore non riesce ad immedesimarsi fino in fondo.

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Consiglio d’Europa che si e’ tenuto a Varsavia.

Un grande vertice internazionale e’ per noi solo una breve notizia al telegiornale della sera. Solita immagine di gruppo per i politici, solita tavola fiorita circolare, solito giornalista che in due minuti riassume mesi di lavoro su temi cosi’ complicati che alla fine non ci ha capito niente nessuno.

Di solito la notizia passa tra una forchettata d’insalata e un sorso di vino. Ma un summit e’ solo la punta dell’iceberg di un estenuante lavorio diplomatico che ha richiesto mesi di riunioni, incontri, discussioni tra ministri, ambasciatori, parlamentari per l’elaborazione di trattati e accordi, a volte rivoluzionari, che poi all’incontro tra capi di stato vengono solo formalmente e ufficialmente firmati.

E’ stato il caso anche per l’incontro del Consiglio d’Europa che si e’ tenuto a Varsavia il 16 e 17 maggio. Incomune era li’, insieme alla Rai, Sky, il Gazzettino. Quando il sottosegretario polacco all’informazione, durante l’incontro con la delegazione dei media italiani, mi ha detto “certo che voi di Incomune non mancate mai agli avvenimenti che contano” gli altri mi hanno guardato stupiti. “Beh nessuna sorpresa” faccio io “siamo una citta’ cosmopolita che da’ il suo porno italiano attivo nel costruire l’Europa”. Che poi e’ vero.

Tra le altre siamo gemellati con una citta’ tedesca e una francese, con Betlemme e ogni anno ospitiamo i bambini bielorussi. Ci stiamo dentro all’Europa insomma. Il Consiglio d’Europa, dicevo. Un nome che non deve ingannare: con l’UE non c’entra nulla. Perche’ il Consiglio si occupa di promuovere e diffondere la democrazia nei paesi che ne hanno una giovane o non ne hanno affatto e naturalmente si propone di rafforzarla nei paesi a lunga tradizione democratica. Non ce n’e’ mai troppa di democrazia.

Ne fanno parte 46 paesi dall’Italia all’Azerbaijan, dalla Norvegia all’Armenia i quali hanno tutti accettato di sottoscrivere accordi internazionali in tema di liberta’ di stampa, diritti umani, tutela delle minoranze. A Varsavia sono venuti in 46 tra premier, presidenti e ministri degli esteri (Gianfranco Fini per l’Italia).

Durante l’alternarsi alla parola dei vari capi di stato, degna di nota e’ stata Vaira Vike-Freiberga, presidentessa della Lettonia, che con coraggio ha affermato che lasciare mezza Europa a Stalin e’ stato un errato giudizio storico mentre Arnold Ruutel, presidente estone, ha ricordato che nel suo paese ci sono state piu’ vittime dopo la guerra piuttosto che durante. Pensieri amari su cui riflettere. Prima esperienza internazionale anche per il principe Alberto di Monaco. Esame superato a pieni voti quanto a grinta, idee, impegno politico. “Sara’ un grande principe” ha commentato una giornalista di Le Monde. Il vertice si e’ concluso con la firma storica di una Convenzione e di un Piano d’ Azione che si propone con efficacia di combattere terrorismo, traffico di esseri umani, violenza sulle donne e promuovere etica, cooperazione e diversita’ culturale. Mai visto niente di simile prima d’ora. Peccato che sulla stampa italiana e’ passato tutto quasi inosservato. Fortuna che a Montavarchi no. Incomune c’era.